Trasmutazione interiore

Nell’articolo precedente, che rappresenta il punto di partenza dedicato al Risveglio della coscienza, ho concluso il post con il punto due (Il mondo appare per quello che sei dentro).

Questo è il punto più doloroso da accettare, in quanto si fa fatica a considerare che io sono l’artefice del mondo che vivo.

D’altra parte è anche faticoso mettersi in opera per verificare questa “assurda verità”.

Inoltre è bene considerare anche che il lavoro su di Sé non è per tutti. E’ solo per i più coraggiosi, in quanto bisogna mettersi in discussione e agire come esploratori nel proprio mondo interiore.

Questo lo affermo solo per non illudere nessuno e presentare un lavoro facile, mentre invece non lo è. Comunque c’è da aggiungere un aspetto di base.

Sì, il lavoro è difficile. Ma tu preferisci essere morto in questa vita o risvegliarti e vivere pienamente la tua vita?

Preferisci vivere in modo superficiale e quindi dare agio alla manipolazione di chi conosce gli automatismi della superficialità?

La prima cosa da fare è andare a verificare se la mia affermazione (che non è mia, ma la troviamo in vari testi e scuole esoteriche vere) risulta reale o meno, attraverso un interrogarsi sulla propria situazione attuale che stai vivendo.

Quello che sto vivendo lo voglio veramente? E’ il frutto della mia volontà?

So benissimo che ognuno è pieno di ideali e sogni che poi non si realizzano. Perché?

Siamo dipendenti dal nostro apparato psico-fisico. Definito anche macchina biologica umana. La quale ha una propria volontà che non è in sintonia con il proprio Sé, la propria Anima.

Questo è facilmente verificabile con alcuni esercizi, come ad esempio svegliarsi e mentre ci si veste rimanere presenti a quello che si sta facendo. Si inizia con la più grande attenzione nel fare questo esercizio, e poi ci si perde nei propri pensieri. Magari si inizia a pensare cosa bisogna fare dopo o chi bisogna vedere e telefonare.

Ci si perde nei propri pensieri in quanto ci si lascia guidare dalla volontà della propria macchina biologica.

Da qui si può stabilire il terzo punto per il lavoro su di sé:

3- Il lavoro con la propria macchina biologica

Importante è comprendere che la volontà della macchina biologica e la volontà della propria Anima, non sono in contrapposizione. Esse non si trovano uniti, in quanto con la nascita e nei primi anni di infanzia, ci siamo identificati con il corpo fisico, le emozioni e la mente.

Questa identificazione è come il sub che crede di essere la propria muta subacquea.

Lo stesso facciamo noi. Pur essendo Anima, ci identifichiamo con il nostro apparato psico-fisico o macchina biologica.

E’ importante comprendere bene questo punto, in modo tale da iniziare a lavorare sullo scoprire come funziona la propria macchina biologica.

Tutta la sofferenza che si nutre, tutte le emozioni negative che si provano e tutti i pensieri catastrofici o deleteri che generiamo, sono la conseguenza di una caratteristica del nostro apparato psico-fisico.

Hai mai pensato di essere vittima di questo mondo?

Quanto volte utilizzi la lamentela come forma di sfogo o per sentirti vicino ad altri sfortunati?

Quante volte hai attribuito la colpa a qualcuno per quello che hai vissuto. Magari attribuire la colpa ai colleghi di lavoro, ai politici, al/alla partner?

Tutto ciò avviene in quanto funzioniamo sulla base di un meccanismo primario della macchina biologica. Ovvero la reattività. Quando si ha una sollecitazione esterna o interna, la risposta è reattiva. Cosa significa?

Significa che ci si lascia agire dalla propria macchina biologica in base alle emozioni e/o pensieri momentanei che si attivano come se non avessimo volontà di decidere o scegliere.

Spesso avviene che si risponde o si agisce e poi subito dopo si pensa “ma cosa ho detto/fatto. Non ero in me

Questo avviene proprio perché la macchina biologica ha una sua volontà che non riusciamo a padroneggiare.

Un altro assurdo e assunto di base che abbiamo appreso, è che per ottenere qualcosa, realizzare qualche propria aspirazione o sogno, bisogna attivare una forte volontà.

Infatti da questo assunto ormai divenuto una forma pensiero molto potente, è che “volere è potere”. Assurdità del volgo popolare e di chi non conosce se stesso.

In verità, la volontà come viene intesa nel gergo popolare, non serve a un tubo. E’ come coprirsi con un lenzuolo per non bagnarsi quando piove.

La volontà intesa in questo senso, non è altro che un espediente del proprio ego per lottare e sopravvivere.

C’è una notevole differenza tra la volontà della personalità e la volontà superiore che si coltiva solo nel pensiero verticale. Cioè quel pensiero che nasce dal proprio Sé, dalla propria Anima non più identificata con la personalità.

Nel precedente articolo ho messo in evidenza un punto molto interessante (il mondo appare per quello che tu sei dentro).

Questo significa che anche se vuoi ottenere qualcosa e dentro di te hai blocchi o forme pensiero e emozioni cristallizzate (assimilati o creati nel corso del proprio passato), la volontà non serve a un tubo. Tutto ciò che è nel proprio subconscio guida la propria vita e non quello che si decide consciamente e con la propria volontà.

Quindi, se la volontà che noi utilizziamo è un prodotto della macchina biologica che limita il proprio potenziale, cosa bisogna fare per creare quello che si vuole?

A questo punto, si può definire il quarto aspetto del lavoro su di Sé:

4- rendere il proprio subconscio, conscio

Questa è la fase più delicata ma anche affascinante del lavoro su di Sé.

Bisogna come prima cosa accettare il presente come manifestazione dei pensieri e emozioni del passato. Es. se vuoi diventare ricco e ti attivi per fare questo, non è detto che tutto ciò si avvera come vuoi tu, in quanto il proprio subconscio si muove per farti avere qualcosa in modo che tu possa comprendere la lezione da imparare. Magari attraverserai una difficile situazione economica. Se non impari la lezione, non diventerai ricco come hai programmato.

Quando accetti il punto 2 (il mondo appare per quello che tu sei dentro), inizi a osservare quello che sei nella vita, attraverso lo specchio proprio della vita. Rispetto a quello che hai. In quanto quello che hai, non è altro che quello che sei e quello che fai.

Il principio guida è: essere-fare-avere

Se dentro coltivi tutto un insieme di artefatti psichici creati e cristallizzati di emozioni, pensieri o forme pensiero negative assimilate grazie alla trasmissione da parte della tua famiglia, farai un gran fatica ad ottenere nella vita di oggi quello che vuoi.

Potrai utilizzare tutta la volontà che credi di utilizzare e alla fine rimanere deluso/a, senza sapere che quello che hai ottenuto è una lezione da comprendere per poter innescare una trasformazione.

Entrare in una prospettiva del genere, significa imparare a osservarsi, cioè creare un osservatore dentro di te, come se fosse esterno. Osserva senza giudicare ne criticare.

Solo questo genere di attività ti mette nella posizione di poter recuperare uno sguardo dentro di te che ti possa avvantaggiare, in quanto aiuta a conoscerti. D’altra parte solo nell’osservare si innesca qualcosa di nuovo e i tuoi artefatti e cristallizzazioni interiori si iniziano a sciogliere.

Questo oltre ad essere un principio esoterico, è anche un postulato della fisica quantistica (Werner Heisenberg: l’osservazione di un fenomeno condiziona e modifica il fenomeno stesso).

L’osservazione di sé, è la prima indicazione di esercizio da compiere per il novizio.

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Gennaro Ponzo Hireneus Il Cavaliere senza sonno

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